| Gestione degli ecosistemi fluviali...Alloctono o Autoctono? |
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| Venerdì 17 Giugno 2011 09:10 |
Se si parla di biodiversità, di gestioni fluviali, di fauna ittica di SIC e ZPS (Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale) in Italia c'è davvero da preoccuparsi sul futuro di quelli che sono dei veri e propri paradisi naturali non solo dal punto di vista dei pesci, e quindi dei pescatori sportivi a cui apparteniamo, ma anche della flora e della fauna che compongono gli interi ecosistemi fluviali in oggetto. Il discorso è lungo e ampio, ci vorrebbero davvero molte righe per spiegare nel dettaglio gli aspetti
caratteristici di questo discorso. Provo ad essere sintetico e di porre l'attenzione su un paio di punti cardine. Parliamo innanzi tutto delle leggi che gestiscono l'immissione di una qualunque specie animale in un ecosistema e che, in linea di massima, la gestione segue un iter che è questo: Comunità Europea (quando leggifera in tel senso), Repubblica Italiana (quindi lo stato), Regioni, (discorso diverso per le regioni a statuto speciale), Province e in fine Comuni.
Spesso sono i vertici a decidere come l'ambiente debba essere protetto, tutelato, o sfruttato e
Questo per quanto riguarda il discorso alloctono dal punto di vista delle leggi.
Dal punto di vista biologico proviamo a pensare al Siluro. Sono tanti gli appassionati pescatori di questo squalo d'acqua dolce e tanti sognano di poterlo pescare nel fiume vicino a casa. Ma i sogni sono sogni e in questo caso, a mio avviso, è meglio che restino tali. Non fraintendetemi non sono uno di quelli che ha applaudito quando la regione Emilia-Romagna ha imposto l'obbligo di uccidere tutti i pesci alloctoni pescati, come il Siluro e, scoppio lo scandalo di Yuri Grisendi nel 2003, allora presidente del GSI - Gruppo Siluro Italia che fece ricorso ad una multa impartitagli regolarmente dal gurdia pesca quando si rifiutò di abbattere il pesce pescato.
Ma non sono nemmeno a favore dell'immissione di un pesce non nostro in quelle che sono le nostre acque. Se sogno di pescare un Siluro mi organizzo un bel week-end nei luoghi migliori per la pesca di questo pesce e vado a realizzare questo sogno.
Questi sono solo alcuni aspetti dell'introduzione di alloctoni nelle nostre acque, ma un altro fattore ad esempio può essere il trasporto di parassiti (virus, batteri,micosi ecc.) da un bacino idrico ad una altro magari indenne. Questo è l'esempio delle Breme che vengono seminate in Italia e che, avendo origine Danubiana e possono trasportare con esse patogeni non presenti nei bacini idrici Italiani contribuendo alla diffusione di malattie per la quali loro sono immuni ma i nostri pesci no. La legge della natura è semplice, il più forte sopravvive e noi viviamo in un paese che si può definire debole dal punto di vista delle specie ittiche presenti. Per questo la tutela di ciò che è nostro va professata, appoggiata e supportata con forza. Per concludere credo che innanzi tutto dobbiamo iniziare a rispettare le regole sia quelle imposte dagli enti che del buon senso comune. Credo sia necessario che i gestori, sia pubblici che privati, inizino ad andare a braccetto con gli scienziati e gli esperti del settore provenienti dalle università per salvare il salvabile e non svegliarsi una mattina come fece l'Emilia-Romagna dieci anni fa e ritrovarsi a decretare leggi assurde che non tutelano affatto gli ecosistemi ma favoriscono semplicemente un' inutile dispendio economico. Siamo un paese con infinite meraviglie naturalistiche e l'Irpinia, la verde Irpinia è al centro di queste meraviglie. Abbiamo le potenzialità per rendere la natura una risorsa turistica che genera indotti economici tali da rendere gli ecosistemi fluviali fonti di lavoro e ambienti sani dove far crescere le future generazioni...si spera con la canna da pesca tra le mani.
Sollecitato dall' amico Salvatore ho scritto questo articolo con la speranza che la conoscenza e la divulgazione di notizie di materia Giurisprudenziale e Ittiologica siano di pubblico aiuto nella gestione futura delle comuni risorse fluviali.
Per Irpinia Pesca Luigi Colucci
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Se si parla di biodiversità, di gestioni fluviali, di fauna ittica di SIC e ZPS (Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale) in Italia c'è davvero da preoccuparsi sul futuro di quelli che sono dei veri e propri paradisi naturali non solo dal punto di vista dei pesci, e quindi dei pescatori sportivi a cui apparteniamo, ma anche della flora e della fauna che compongono gli interi ecosistemi fluviali in oggetto. Il discorso è lungo e ampio, ci vorrebbero davvero molte righe per spiegare nel dettaglio gli aspetti
caratteristici di questo discorso. Provo ad essere sintetico e di porre l'attenzione su un paio di punti cardine. Parliamo innanzi tutto delle leggi che gestiscono l'immissione di una qualunque specie animale in un ecosistema e che, in linea di massima, la gestione segue un iter che è questo: Comunità Europea (quando leggifera in tel senso), Repubblica Italiana (quindi lo stato), Regioni, (discorso diverso per le regioni a statuto speciale), Province e in fine Comuni.
le leggi così approvate ricadono a pioggia su tutti gli enti minori a cui si impone la messa in atto di tali regole ma allo stesso tempo si dà la possibilità di evaderle (ad esempio con un'ordinanza). Al di là di facili polemiche c'è da constatare la reale difficoltà nella realizzazione di un tale iter legislativo da parte degli attuatori finali, cioè i comuni e le province, senza il ricorso alla scienza e a figure professionali esperte in materia. Nel nostro caso Biologi, Naturalisti Ittiologi e Ittiopatologi-Acquacoltori. Non sono uno a cui piace imporre le proprie idee e nemmeno uno che ama parlare per sentito dire perciò vi cito le fonti della storia della gestione degli autoctoni e degli alloctoni in Italia. Il 22 Luglio del 1992 la comunità europea emana la direttiva 92/43/CEE che impone ai paesi membri la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, e della flora e della fauna selvatiche. Questa direttiva viene recepita in Italia con D.P.R. n. 357 (Decreto del Presidente della Repubblica) nel settembre del 1997. Senza tirarla per le lunghe la direttiva sancisce delle definizioni di cosa si intende per Habitat, Conservazione, Specie ecc. la nascita delle aree definite "natura 2000", grazie alla quale in tutta Europa sono nati tantissimi parchi naturali, aree protette e in Italia integrate dal D.P.R. n.357/97 appunto con le SIC/ZPS. Il D.P.R. 357/97 modificato ed integrato nel 2003 con D.P.R. n. 120 e con i suoi allegati sancisce una vera e propria lista della flora e della fauna di interesse comunitario.
In tal senso è vietata l'immissione in queste aree di animali di origine alloctona e, in senso più ampio in tutti gli ecosistemi naturali anche non ricadenti in parchi imponendo ai gestori l'utilizzo di una valutazione di incidenza o di impatto ambientale che dir si voglia. Mi spiego, se "Tizio" gestisce un fiume o un lago dovrebbe, prima di immettere un qualunque pesce nelle sue acque, consultare un esperto che dopo aver effettuato i giusti rilievi decide se è opportuno o no ripopolare. Ora per fare un esempio la trota iridea (Oncorhyncus Mykeys) è un alloctono e in quanto tale non può assolutamente essere ripopolato in un fiume ricadente all'interno del Parco dei Monti Picentini, che è un'area Natura 2000 e zona SIC/ZPS...così come una Brema ( Abramis Brama) non dovrebbe essere immessa in un lago ricadente nella stessa area!
Biologicamente parlando alloctoni come Trota Iridea, Abramide, Pseudorasbora, Rodeo, Siluro, Pesce gatto, Pesce gatto americano, Persico trota, Persico sole, Acerina, Luccioperca, Carpa argentata, lo stesso Carassio, Tilapia, Rutilo, Gambusia, Barbo danubiano provengono da ambienti fluviali con portate molto più grandi dei fiumi Italiani, con molti più predatori rispetto alle acque Italiane, sono geneticamente predisposti a sopportare tassi di inquinamento maggiori e parassitosi più pericolose. Così quando giungono da noi hanno possibilità proliferative immense. Per fare un esempio le alborelle vengono predate, scacciate dai nidi di frega e interamente soppiantate da altri ciprinidi come Breme e Gardon. Il Luccio Italico sempre più raro, da predatore incontrastato delle acque Italiane viene predato e scacciato da Siluro e Luccioperca.